Dumpster Dive

20 Maggio 2008

The Etruscan Mask – La Maschera Etrusca

etruscanmask

TOooOnOooOS!

Da un discutibile film horror salta fuori un’interessante teoria che giustificherebbe la malvagità innata degli abitanti dell’Italia centrale.

Etruschi che considerano questa vita come l’anticamera di quella eterna?

Perché non mandare qualche studente americano sfigato in avanscoperta!?

Cosa può rovinare una bella cena a base di fritto e birra economica con i tuoi amici? Le risposte sono innumerevoli, ma neanche la bombola del gas che esplode uccidendo tutti quanti riuscirebbe a sortire lo stesso effetto di questo film. E’ inutile perdersi in preamboli. Leggete e perite.

Una macchina attraversa le campagne toscane per fermarsi presso un vecchio casolare dall’aspetto trascurato. Due uomini escono dall’automobile; per fargli notare che sono graditi un vecchietto salta fuori salutandoli a doppietta spianata. Nonostante uno dei due stranieri ostenti una 24 ore Stefano (il vecchio) si affanna ad informarsi se hanno con loro i soldi: l’arteriosclerosi gli impedisce di collegare il clichè della valigetta a una quantità ragguardevole di banconote; li fa entrare nella sua sontuosa dimora e gli mostra l’oggetto che giustificherà un’ora e mezza di horror squallido: indovinate? Bravi! La Maschera Etrusca® ©!
Antonio, quello che dei due sembra l’esperto in fatto di Etruschi inizia ad esaminare l’artefatto, identificandolo come “un bronzo etrusco risalente al quinto secolo avanti cristo, la cui maschera facciale rappresenta una divinità sconosciuta o un demone”. Enciclopedico.
L’uomo con la valigetta, forse perché è particolarmente snob o più probabilmente per pigrizia dei doppiatori si rivolge a Stefano per interposta persona: parla in un italiano perfetto ad Antonio che poi ripete al vecchio la stessa cosa con risultati decisamente esilaranti. Dopo essersi scambiati qualche battuta con questo sistema da “triello” il Sig. Valigetta esprime la sua intenzione di comprare l’oggetto e l’altro prontamente traduce a Stefano, ma alla richiesta di vedere il sepolcro nel quale è stato rinvenuto il manufatto il tombarolo si inalbera e puntando il suo schioppo esorta la coppia a pagare senza fare domande.
Come se un paio di cartucce calibro 12 non fossero un messaggio abbastanza eloquente, il traduttore spiega che “l’accordo non è negoziabile”, dunque quello spalanca la 24 ore rivelando un carico di banconote da 100.000 lire. Alla vista del Caravaggio, Stefano consegna la maschera e sempre tenendo i due sotto tiro li scorta alla macchina. Come i suoi ospiti se ne sono andati, si reca nel fienile dove tra resti umani marci e spappolati appesi un po’ ovunque si punta la fida doppietta alla testa e si fa saltare il cervello.

Siena, sei anni dopo.
Facciamo conoscenza con i veri protagonisti di questo capolavoro: giovani fastidiosi. Stanton e Aurora, degli hippie che in quanto tali sono già condannati a morte come da standard degli horror stanno intrattenendo gli astanti con un concertino chitarra e tamburello. Il loro indice di gradimento è così alto che vengono lapidati con degli spicci da una ragazzina di passaggio. Jude, la nostra popputa protagonista gestisce un florido business della bigiotteria di peltro mentre Mark, il bravo ragazzo della situazione e Speed, il tombeur de femmes le ronzano intorno molestandoci con le loro vuote allitterazioni.
Dopo pochi istanti di film già nutro un odio profondo per tutti gli interpreti, poi questa intolleranza si moltiplica quasi all’infinito quando Stanton scrocca 10 euro a Mark con la classica promessa “domani a quest’ora offrirò champagne a tutti, sto aspettando un pacco di magliette da vendere ad un tizio di Milano che me le pagherà a peso d’oro” e la sua ragazza incalza “poi andremo in Marocco a comprare delle stoffe per fare dei vestiti bellissimi”. Mark, che ribadisco, è il bravo ragazzo, si fa infinocchiare e allunga i soldi al fricchettone. Mentre gli hippie illustrano i loro infallibili sistemi per diventare miliardari una vecchia con una tunica nera ed un bastone da mago probabilmente rubato ad un negozio di articoli per true-black-metallers (o a Richard Benson) si avvicina alla bancarella di Jude e sceglie tra l’orrida paccottiglia un braccialetto per poi allontanarsi come se niente fosse. La ragazza vedendosi fregare sotto al naso un prezioso monile da venti euro ci rimane un po’ male, Mark cerca di fermare la befana che per tutta risposta lo maledice con una supercazzola in lingua occulta generica inventata #118.

Non c’è tempo per reclamare i venti euro: la campana che suona ricorda a Jude, Speed e Mark che è ora di andare a lavorare. Sentendo parlare di lavoro i due fricchettoni scompaiono con la velocità di un ninja: Stanton propone un caffè alla sua ragazza, tanto paga qualcun altro.
Uno stacco ci mostra la vecchia strega che vaga per vie e piazze guidando stormi di piccioni con ampi gesti propri di un vigile urbano: un potere che a Venezia la renderebbe ricca.
E’ il primo giorno di lavoro per Mark e a quanto pare consegnare giornali è un lavoro di grande responsabilità perché la donna dall’aspetto di feldmaresciallo che gestisce l’agenzia gli attacca una sega sul credere, l’obbedire e il combattere della consegna del quotidiano, poi affida a Mark e Speed un grosso mazzo di chiavi, perché le consegne vanno fatte direttamente DENTRO casa dei clienti. Jude, che lavora come segretaria riceve una chiamata da un nuovo cliente che con voce cavernosa chiede di poter ricevere il giornale in via Etruria 24 quarto piano. Mark e Speed vedendo la ragazza riagganciare la cornetta con un’espressione traumatizzata chiedono quale sia il problema e Jude risponde che in quel palazzo è morto suo padre anni prima. TA-TA-TA-PROOooooot!

Sorvoliamo sul fatto che i due sono costretti a consegnare i giornali in piena notte (immaginatevi la sorpresa nello svegliarsi per andare al cesso e trovarsi uno sfigato sconosciuto nel corridoio). Mentre Speed è impegnato a spedire sms alle sue molte amanti tocca al povero (e bravo) Mark consegnare il giornale al Sig. Samuel Powell di via Etruria n°24, quarto piano. Il palazzo si presenta subito bene: spaventose figure di pietra che incombono dalla facciata e l’evidente assenza di un amministratore di condominio. Arrivato all’appartamento apre la porta per scoprire che i simpatici padroni di casa hanno messo di fronte all’entrata la Maschera Etrusca®© come cane da guardia, che fissa Mark con le sue orbite vuote mentre entra terrorizzato. Avete letto bene. La maschera è in possesso del Sig. Powell, ma non finisce qui; infatti mentre il ragazzo percorre il corridoio intravede per un istante la vecchia befana ladra di bancarelle ed una volta lasciato il giornale se ne va a passo sostenuto. Tornato sulle scale subisce il classicissimo scherzo da film horror: Speed gli arriva silenzioso alle spalle e gli fa venire un infarto. Dopo un doveroso “vaffanculo” tornano alla macchina dove Mark racconta di aver visto la vecchia e di aver provato un forte mal di testa. L’auto parte e nel frattempo il regista decide di regalarci altre inquadrature delle figure di pietra che sono sulla facciata, di cui sembra essere totalmente innamorato, dato che ce le propinerà ogni volta che ne avrà l’occasione.

E’ giunto il momento di conoscere padre Cristopher, un prete/insegnante universitario di storia, intento a dare informazioni più o meno fuorvianti ad una folla di studenti, tra i quali possiamo ritrovare l’intero gruppo dei nostri eroi. Dopo aver mostrato un affresco (che inspiegabilmente si trova su una parte di muro esterno ancora perfettamente intonacato) che Speed descrive come un porno etrusco e che alla coppia di hippie scatena tempeste ormonali, si avvicina a Jude e la musichetta che parte ci fa capire che stiamo per assistere ad un momento strappalacrime. Il prete parla a Jude dell’importanza che il suo defunto padre ha avuto per la realizzazione degli scavi archeologici in cui si trovano e si dispiace del fatto che la ragazza non l’abbia mai conosciuto ecc ecc ecc.
Tra una chiacchiera e l’altra i nostri amici si accorgono dell’assenza di Mark. Speed decide di telefonargli, non prima di aver mostrato a tutti il suo nuovo cellulare, regalatogli da una delle sue squinzie più facoltose. Mark si trova in via Etruria intento a fissare con aria rapita le statue sulla facciata del palazzo con il telefono che squilla in tasca. La cosa si conclude con un niente di fatto, la scena cambia e tutti e tre si ritrovano nell’ufficio dell’agenzia. Mark viene interrogato sulla sua assenza alla lezione. Risponde che non si è svegliato e che ha bisogno di una sveglia “più potente”, possibilmente un batterista grind. Ricevuta la lista delle consegne per la notte si riparte.

Stavolta il bravo ragazzo si rifiuta di entrare da solo e si porta dietro Speed che insiste per visitare anche gli altri appartamenti, dal momento che sono vuoti. Mark accusa di nuovo il mal di testa e vorrebbe tagliare corto, ma l’altro come si addice ad ogni personaggio stupido di film horror sfida il destino bastardo. Trovano una stanza con delle sagome disegnate sul pavimento e sangue sulle pareti: la scena di un crimine. Fortunatamente lo spavento causato dal vedere all’improvviso le proprie facce riflesse su uno specchio rotto li convince a ritornare al lavoro. Per Mark si ripete la scena della notte precedente con aggiunta di flashback violenti generici, Speed invece al posto della befana vede una piacente giovane donna poco vestita che lo fissa con sguardo invitante. Privilegiato di merda.
Alla macchina i due si dividono. Mark decide di tornare a piedi ma prima di riuscire ad andarsene deve fissare estasiato per un paio di minuti queste minchia di statue (per cui il regista prova una vera perversione sessuale); il suo stato di semicoscienza si interrompe bruscamente quando ha un’allucinazione in cui la testa di uno dei “gargoyle” gli cade addosso. Un piccione appollaiato su una delle sculture decide di cagargli in testa, niente visioni stavolta, la merda è vera.

A pochi metri di distanza Speed è ancora nella macchina, di fronte al portone del palazzo. Riceve un mms piuttosto particolare: scopriamo infatti che il male può mandare messaggi con il cellulare, in questo caso la procace donna fantasma invita il ragazzo dei giornali a salire e giocare con lei. “OK BABY!” risponde l’idiota lanciandosi infoiato su per le scale. La meretrice lo attira fino all’attico dove al centro di una stanza piena di sculture e vari fregi dall’aspetto demoniaco giace un altare. Speed ci si sdraia sopra e lei comincia a sbaciucchiare l’allocco che proprio mentre si vede slacciare i pantaloni si accorge del suo vero aspetto: la diabolica bellezza dell’mms altri non è che la befana che senza perdere tempo lo sbudella con un pugnale. Chiusa la storia.
La stessa notte Jude riceve un’inquietante chiamata da parte del Sig. Powell dalla quale evince che lui e suo padre si conoscevano. Il mattino seguente chiede a padre Cristopher più informazioni su questo losco individuo e il prete le racconta che il “malvagio e corrotto” Samuel Powell era un socio di Antonio.
Jude incontra i suoi amici. Mark (che si sta facendo scroccare altri soldi da Stanton) racconta le sue impressioni sulle stranezze accadute in questi giorni, comprese le sensazioni provate nella casa di via Etruria e le sue allucinazioni edilizie. Jude sbarra gli occhi sentendo della visione di Mark perché suo padre, racconta la ragazza, è morto spappolato da una di quelle statue.

Jude invita Mark a casa sua per un caffè, ma una volta arrivati non fa altro che svitare la moka e parlargli della sua famiglia mostrandogli una foto di suo padre. Visitano lo studio dell’archeologo che versa in un disordine totale ma neanche un granello di polvere ricopre le misteriose pergamene piene di simboli astrusi che sono sparse strategicamente sul tavolo. Jude si sdraia sul letto e -tagliando corto- si offre a Mark, ma la sfiga sembra non abbandonarlo mai: come le sue labbra sfiorano quelle della ragazza un flash a base di Maschera Etrusca®© funge da secchiata d’acqua gelida, rovinando il momento romantico.

Stanton e Aurora sono in giro per le vie di Siena, due monelli toscani al grido “il budello di tu ma’!” scippano alla coppia la borsa piena di preziosissime T-shirt, facendo sfumare i loro sogni di grandezza. Cercano di inseguire i mariuoli ma da fumatori incalliti si fermano dopo sei metri. Visto il disastro economico che si prospetta, Stanton è costretto a lavorare con i suoi amici per l’agenzia riempiendo il posto vacante lasciato da Speed (che nessuno si degna di cercare).

Si ricomincia con le consegne, oltre a Mark e Stanton questa volta c’è anche Jude che ha intenzione di scoprire di più sulla morte del padre. Invece di limitarsi a fare il proprio lavoro visitano per prima la scena del delitto dove per l’ennesima volta Mark viene colto dal misterioso mal di testa. Stanton cerca in tutti i modi di rubare l’argenteria ma viene pizzicato dai suoi compagni. Jude entra in casa di Powell per consegnare il giornale quando sente la rauca voce del vecchio chiamare aiuto. Classica scena da “fatti i cazzi tuoi“: la ragazza entra nella stanza e vede il vecchio apparentemente morto sul letto, appena lo tocca quello urla come un’aquila, poi salta fuori anche la befana che la caccia a male parole.
Assistiamo a questo punto ad una deliziosa doppia scena parallela: La befana che si trova al capezzale di Powell delira circa “un nuovo ospite per il nostro padrone” mentre a casa di Jude vediamo che lei e Mark alla fine ce l’hanno fatta ad accoppiarsi nonostante gli inopportuni flash vari. Jude si mette a cercare tra la roba di suo padre alla ricerca di informazioni sul suo corrotto e malvagio compare. Scopre grazie ad una vecchia agenda che i due si frequentavano assiduamente e che Powell è meno vecchio di quanto appare da un appunto scritto da Antonio per ricordarsi del compleanno dell’amico. Si reca in biblioteca per esaminare i titoli di giornale riguardanti la morte del padre e scopre che il palazzo di via Etruria ha fatto più vittime della seconda guerra mondiale: tutti gli inquilini del condominio sono stati sbudellati, spappolati, trifolati e/o soffocati.

Ci pensa padre Cristopher a smuovere la situazione. Lo vediamo di fronte al palazzo intento a fissare le statue, purtroppo nessuna sembra essere intenzionata a precipitare per sfracellarlo. Attraversa il portone e sale le scale fino all’appartamento di Powell dove viene accolto dalla vecchia che il prete sembra conoscere visto che invece di chiamarla “vecchia scorreggia” si rivolge a lei chiamandola “Minerva”.
Avverte la vegliarda che se non lascerà in pace la figlia di Antonio spiffererà alla polizia “tutto quello che sa”, senza chiaramente scendere in particolari che noi sappiamo essere inesistenti. Minerva ride del prete che “ha aiutato a liberare il demonio nel mondo” e lo conduce dal marito, ma Cristopher alla vista del vecchietto canuto fugge inorridito.

Dopo essere deliziati da altre immagini di ormai celebri statue da facciata vediamo il buon pastore che chiede a Jude di poter accedere allo studio di Antonio per cercare qualcosa (che speriamo abbrevi questa sofferenza ricacciando il demonio nella fogna da cui è uscito). Trova tra le carte ingiallite la pagina di un testo occulto tradotto dall’archeologo poco prima della sua morte, poi è costretto a sfagiolare a Jude tutto quello che sa sulla faccenda. Cristopher e Antonio erano amici ma ebbero una discussione in seguito alla vendita della Maschera®© a Powell, che pare fosse una specie di malvagio sacerdote di un culto pseudo etrusco legato al demone che alberga nell’artefatto. Il demone in questione avrebbe risucchiato la vita a Powell e Minerva facendoli apparire così vecchi.

Jude chiama Mark che come potete facilmente immaginare si trova in via Etruria ad ammirare la facciata del suo palazzo preferito con lo sguardo che avrebbe Keith Richards mentre osserva una piantagione di papaveri da oppio.
Il bravo ragazzo raggiunge Jude e il prete nello studio dell’archeologo, dove Cristopher tiene banco raccontando gli altri dettagli della storia. Antonio aveva trovato un’antica preghiera per bandire il demone Tonos (spero di averlo scritto bene per non incorrere nella sua ira), che si impossessa di chiunque indossi la maschera per saziare le sue scontate brame demoniache (sesso, droga e panini col tonno).

A questo punto il trio si reca alle rovine etrusche teatro della lezione di qualche giorno prima, il prete recitando versi in lingua occulta inventata #152/b distrugge l’affresco raffigurante Tonos con scalpello e mazzetta, questo sembra scatenare l’ira dei piccioni che abitano il posto i quali iniziano a sciamare in numero consistente sopra alle teste dei nostri eroi (il fatto che nessun piccione bombardi il trio rende automaticamente questo film fantascienza piuttosto che horror). Costruiscono una “pira funebre per il demone” servendosi di una catasta di legna che qualcuno (probabilmente un attrezzista sottopagato) ha provvidenzialmente disposto in un angolo del sito archeologico, poi ritornano in città per impossessarsi della Maschera®©.

Visto che a causa delle sue insolvenze Stanton è stato cacciato dall’appartamento in cui viveva, da bravo squatter decide di trasferirsi insieme ad Aurora in uno dei tanti appartamenti sfitti del palazzo di via Etruria. Ottima idea. Accompagnato da una colonna sonora che sembra scritta da Malgioglio dopo aver bevuto una pinta di etere forza la serratura del portone. La sua ragazza si lamenta del colore della carta da parati e dei disegni a forma di persona sul pavimento, ma Stanton ormai ha già deciso, quello sarà il loro nido d’amore. Infatti non perde tempo e propone ad Aurora di scopare sul pianerottolo, quella fa un po’ di resistenza ma alla fine cede. Hanno ancora la maggior parte dei vestiti addosso quando vengono interrotti dal classico rumore di spada sguainata seguito da pesanti passi e rutti attutiti. Qualcuno indossando la Maschera Etrusca®© scende le scale. Stanton, che ha problemi a rimettersi i calzoni viene investito da una serie di pugnalate che arriva (anche se tardi) graditissima e mentre il fricchettone giace sanguinante sul pavimento il demone va ad occuparsi di Aurora, che dimostrando tutta la sua intelligenza va a barricarsi in un armadio a muro.

Ecco il trio ammazzademoni parcheggiare l’auto in via Etruria. Cristopher e Jude mostrano tutto il loro coraggio spedendo Mark a rubare la Maschera®©. Mentre il bravo (e un po’ coglione) ragazzo si trova sulle scale il male sembra telefonare di nuovo, Stanton cerca di scroccargli 5 euro anche nella morte e la voce lo guida fino al cadavere mutilato dell’hippie. Sente le grida di Aurora che è legata seminuda ad una parete dell’attico. Come Mark fa per avvicinarsi balza fuori dal nulla Minerva che lo tramortisce soffiandogli in faccia una polverina magica.

Al suo risveglio la vecchia e suo marito gli sono addosso e finalmente (?!) palesano le loro intenzioni. Powell è vecchio e debole e Tonos ha scelto Mark come suo nuovo ospite. Blaterando cazzate nell’ormai celeberrima lingua inventata Minerva incorona il ragazzo con la Maschera Etrusca®©. Il demone ora posside Mark che come prima cosa dopo il cambio di residenza decide (a ragione) di staccare la testa alla vecchia. Deride le grida disperate di Aurora e infine la strangola.
Il neoposseduto torna dai suoi amici e consegna a Cristopher la Maschera®©. Jude e il prete sembrano notare il comportamento strano di Mark ma se maciullassero seduta stante il corpo ospite del demone si verificherebbe un anticlimax, ergo saltano in macchina alla volta del sito archeologico dove li aspetta la pira.

Arrivati al luogo del rito il prete non perde tempo: sistema la Maschera®© nella pira e cosparge generosamente il tutto di benzina. Accende il fuoco e comincia a recitare versi a casaccio dalla pergamena di Antonio e subito Mark comincia a grugnire come un facocero; le lenti a contatto stile “serpente” da 5 euro che indossa ci fanno capire che il demone è incazzato. Distrugge la pergamena incendiandola con i suoi superpoteri poi con un pugno fa volare il prete ad una decina di metri di distanza, Jude raccoglie una pertica infuocata e gliela sbatte in faccia. Tonos, giustamente offeso dal gesto violento vuole uccidere la ragazza che grida per avere supporto da padre Cristopher. Il demone si scompiscia facendo osservare che “i preti non sono famosi per il loro coraggio”. Un duro colpo, ma il buon pastore (inspiegabilmente vivo dopo lo spaventoso schianto) replica che “i preti sono famosi come copisti di antichi manoscritti” sfoderando dal taschino una copia del testo che il demonio aveva incenerito e attacca a recitare. Il demone accusa, ma subito dei volatili suoi alleati provvedono alla rimozione di entrambi gli occhi del prete che in pochi istanti viene ricoperto da uno sciame di pessimi corvi in CGI.

Il sacrificio del sacerdote comunque serve allo scopo: Jude ha il tempo di piantare un legno nel collo di Mark poi lo spinge nel fuoco purificatore della pira. Mentre il suo corpo brucia Tonos ci rivela la sua vera forma: Demone Alato Generico. La creatura infernale si alza in volo per salvarsi dalle fiamme, ma goffamente ricade sulla pira schiattando piuttosto dolorosamente. Mentre la nube di corvi si dissolve per rivelare il cadavere scarnificato del prete Jude prende (con l’ausilio di un bastone) la maschera ancora incandescente e dopo averla spiaccicata con una pietra la getta in un pozzo (non segnalato e che probabilmente contiene i cadaveri di decine di turisti distratti).

Nelle profonde e buie acque del pozzo seguiamo la discesa della Maschera®© che -magia!- riprende la sua forma per tornare (nel sequel) a molestare le anime dei mortali.

Tremate!

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