Dumpster Dive

9 Maggio 2008

Subhuman - Disumano

Una lunga e interessante serie di viaggi di un uomo tra casa e bar e la continua assunzione di droga sono interrotte sporadicamente da una fastidiosa sottotrama comprendente creature simil-vampiro e organizzazioni religiose occulte.

Alcolica propensione alla filosofia da gabinetto pubblico, decapitazioni, droga con la pala, interni squallidi e una fotografia che richiede 10/10° per occhio. Tutto questo e poco altro in Subhuman!

Le immagini che precedono il menù ci mostrano i temi principali di questo film, che non può assolutamente mancare in casa di chi ha un frigorifero traballante ed è in cerca dello spessore ideale: decapitazioni e droga. Analizzando attentamente la copertina di questo succulento dvd possiamo trovare, oltre ad una sinossi così vaga che potrebbe riferirsi ad un altro film con protagonista omonimo, altra decapitazione di serie B, un tizio con la mano infilata nel collo di un altro, la faccia da pazzo del protagonista e una mano che brandisce quello che sembra un grosso pene sanguinolento; questo mi porta a sperare di trovare in questo film il mio argomento preferito: autocastrazione.

Si parte in quarta con un intro parlato che ci porta a conoscere l’esitenza dell’ennesima-specie-predatrice-mangia-uomo ecc ecc; ci gira un po’ intorno, ma ho capito l’andazzo: merda! –dico-, ci risiamo, di nuovo vampiri. Perché nel cinema di serie B sono tornati tanto in voga questi vampiri? A volte ho il cupo terrore che questi film siano fatti tutti dalla stessa persona; scopro che non è così, ma scopro anche che il film in questione è fatto tutto dalla stessa persona. Mark Tuit ha infatti scritto, diretto, prodotto ed interpretato questo gioiello. La colonna sonora gli è sfuggita per pochissimo.

Ma torniamo a noi, ci sono neuroni da bruciare.

Iniziamo con un bel luogo comune: due sbudellate si stanno kittando per uscire quando una delle due non resiste e spara un “andiamo a cercare da mangiare?”, alla risposta “certo!” dell’altra ci troviamo in strada. Immediatamente un uomo gli si mette alle calcagna e le segue a distanza di sicurezza accendendosi una sigaretta, le donne entrano in un locale mostrando le proprie grazie agli astanti. Un vecchietto alcolizzato con una fantastica camicia di flanella rossa non sembra raccogliere, ma un tizio con la faccia da impiegato delle poste che siede qualche sgabello più in là ci casca con tutte le scarpe e offre da bere alle pulzelle; ovviamente vino rosso.
Fuori il pedinatore fa per entrare gettando la sigaretta, che però colpisce “la-giacca-preferita-lo-sai-quanto-l’ho-pagata” di un energumeno nero intento in una difficile minzione contro il muro del vicolo. Subito quello vuole attaccare briga e chiama i suoi scagnozzi, colpisce un paio di volte il fumatore molesto che però risponde sfoderando un grosso coltello ricurvo e puntandoglielo alla gola. Segue uno scontro dialettico in cui il pisciavicoli ha la peggio e il fumatore se ne va al bar a berci sopra per festeggiare la vittoria.
Intanto nel cesso del bar c’è uno stupendo dialogo per metafore tra le ragazze ed il Bob Hoskins dei poveri che si è fatto abbindolare, dove per “montagne russe” si intende “tirare coca da sopra le tette” e per “entrare nel tunnel dell’amore” si intende invece “queste ci stanno troppo facilmente, la questione mi puzza ma bisogna mandare avanti il film…”.

Finalmente possiamo riconoscere il fumatore come protagonista, perché una volta entrato nel bar si siede accanto all’Uomo Flanella e inizia una discussione nichilistofilosofica da sagra del porcino, poi i tre che si erano appartati al cesso a fare giochi di parole sui luna park tornano al bancone; l’uomo paga mentre le ragazze vanno ad aspettarlo all’uscita con la promessa di una serata indimenticabile. Salta fuori che le ragazze gli offrono una bella siringa già pronta di eroina, che peraltro lui si fa iniettare senza tante storie. Evidentemente la strategia è quella di far perdere i sensi alla vittima per poi spupazzarsela a piacere, ma tutto va in fumo quando Martin, il nostro eroe, decapita di netto una delle -forza, diciamolo- vampire. L’altra si da alla fuga, anche perché Martin è così coglione da fermarsi a dire al neo-eroinomane quanto è fortunato ad essere vivo ed a bruciare il cadavere in un cassonetto con della vodka. Lanciatosi all’inseguimento deve fermarsi dopo pochi metri perché viene investito da una macchina di passaggio. Mentre la vampira cerca il coltello caduto nell’incidente per accoppare il Van Helsing agonizzante gli occupanti dell’automobile lo caricano sul sedile posteriore e partono alla volta dell’ospedale.

Martin però di ospedali non ne vuole sapere, forse perché ha recentemente visto Sicko; chiede di essere portato a casa ma “il suo coinquilino non risponde”, quindi la coppietta divorata dai sensi di colpa per averlo messo sotto lo porta al proprio appartamento.
Dopo avergli vomitato nell’ascensore, Martin viene fatto accomodare sul divano ma subito confessa di dover usare il bagno, che chiaramente è in fondo a sinistra. Per la gioia dell’idraulico gli vomita anche nel lavandino, poi dal suo marsupio tira fuori il nècessaire e si fa una pera. Non vedendolo tornare Ben va a cercarlo, lo trova stramazzato sulla tazza con la siringa ancora nel braccio e lo trascina di nuovo sul divano. Notiamo che il padrone di casa ha un dito fasciato e grazie ad un pronto flashback lo vediamo intento a frugare nella roba di Martin, che scopriamo essere un tossico ordinato che preferisce tenere le vecchie siringhe nella tasca del giubbotto piuttosto che gettarle per strada.
“Non preoccuparti non ho nè AIDS nè altre malattie contagiose del genere” sdrammatizza subito; un altro flashback ci rivela che Ben, trovando un bustone di pasticche multicolori stile smarties, le butta nel cesso, con grande cruccio dell’inveterato tossico.
Ben lo vuole sbattere fuori di casa, ma Martin avverte chiaramente la coppia: chi lascia la sicurezza delle quattro mura va in contro a morte certa; poi propone ai due di uscire (?!?!?) per ricomprare tutta la droga che gli “serve per rimettersi in forma”. Probabilmente i vampiri di questo film non possono né buttare giù porte, né aggredire chi si sta recando da uno spacciatore. Curiose regole della non-morte.

Ma è giunto il momento delle rivelazioni: “spacciatori a cui devi dei soldi? Lupi mannari? Alieni? Vampiri?” chiedono scettici Ben e Julie. “Se vuoi una definizione che corrisponda ad un’immagine mentale che tu possa capire…allora sono vampiri” e chiaramente “dimenticate tutto quello che sapete, che avete letto o visto” risponde Martin con la faccia di chi non vedeva l’ora di pronunciare questa frase. “Come possiamo credere ad un drogato alcolizzato?!” si informa la coppia. “Io bilancio l’alcool e la droga, tengo in equilibrio la mente e il corpo” prova a buttare di rimpallo. Quest’uscita non sembra aver convinto nessuno, allora Martin sfagiola un’altra sega filosofica (che mi ha fatto venire voglia di salire sul tetto e cominciare a lanciare tegole ai passanti); stavolta funziona, i due, adeguatamente istruiti, si recano uno in farmacia e l’altro dallo spacciatore di fiducia dei cacciatori di vampiri.

Dallo spacciatore va tutto ok. Solite scene di lecito sospetto iniziale, sobborgo squallido , tutto regolare. In farmacia invece dopo che Julie consegna la misteriosa ricetta “ammazzavampiri” consegnatale da Martin (spendibile in tutti gli esercizi convenzionati), viene avvicinata da quello che chiameremo Dr. Beccamorto. Si presenta come un medico e sembra conoscere bene i fatti, asserisce che Martin è scappato da un istituto psichiatrico e convince Julie a mischiare dei potenti sonniferi alle droghe (in caso l’eroina non bastasse) in modo che possa raccattarlo una volta addormentato direttamente all’appartamento.

I due neo corrieri della droga consegnano il carico a Martin che butta giù una manciata di pasticche a caso, tra cui una di quelle traditrici, accompagnata da un generoso sorso di vodka (alla maniera suicida della Monroe). Lo lasciano a marinare un po’ sul divano poi chiamano il Dr Beccamorto che si presenta accompagnato da tre infermieri che indossano la divisa di ordinanza composta di completo nero e pettinatura alla Beatles. Ben se ne va al lavoro lasciando Julie con i nuovi ospiti che si fiondano nella stanza di Martin. Varie droghe e superalcolici non hanno domato minimamente l’esuberanza del cacciatore, testimonianza della sua capacità di bilanciare, che si lancia all’attacco massacrandone due seduta stante a colpi di arti marziali obese e coltellaccio. Gli altri due, non si sa bene come, sono legati nel cesso e l’intenzione di Martin è di utilizzarli per dimostrare la sua perfetta sanità mentale a Julie, ma i vampiri non ne vogliono sapere di collaborare, allora il nostro eroe si trova costretto a decapitare uno dei Beatles e ad infilargli il braccio -fino al gomito- nell’esofago. Dopo aver frugato un po’ nel collo estirpa quello che sembra l’organo che usano per nutrirsi: un grosso pene sanguinolento (che teoricamente dovrebbe uscire dalla bocca per azzannare la vittima) e lo mostra a Julie che farnetica in un angolo terrorizzata.

Addio autocastrazione.

A questo punto Martin mette la lama in mano alla donna e la esorta ad uccidere il Dr Beccamorto, che però continua a imperterrito a fingere di essere il buono. Julie tentenna e il vampiro estrae il suo vermone, ma viene prontamente macellato dal cacciatore che poi infierisce abbondantemente.
Nello stesso momento, Ben, che scopriamo lavorare come cameriere in un albergo, viene chiamato da una stanza per la classica bottiglia di champagne. L’ospite della suddetta stanza altri non è che la vampira sopravvissuta la sera dell’incidente stradale. Dice di volerlo ringraziare per averla salvata dal maniaco che la inseguiva, anzi, di volerlo ringraziare caldamente. Tra una carezza e un bacetto la meretrice di babilonia spiattella nel nostro canale uditivo quasi tutte le ovvietà possibili per la situazione: “voglio farti vedere una cosa”, “ti dirò una cosa che non sa nessuno”, “ho un segreto”, “sono un uomo!”.
Fortunatamente vengono interrotti, qualcuno bussa alla porta poco prima che il succhiasangue colpisca, è Martin che mette in salvo Ben mentre Julie aggredisce l’emofaga con l’ormai collaudatissimo coltellaccio. Ancora una volta il nostro eroe deve intervenire affiggendo alla parete il vampiro per poi farne pajata.

Recuperata più o meno la calma Martin consiglia alla coppia di scappare lontano, mentre lui punta dritto al bar dove l’attende l’Uomo Flanella per l’ennesima discussione sui massimi sistemi. La discussione prende la piega del credere o meno a certe cose (deformazione professionale del cacciatore di vampiri) e dopo aver pagato il conto Martin lascia all’Uomo Flanella un vermone impacchettato come prova. Decide poi di fumare il suo crack in un angoletto, ma si fa di nuovo vivo il pisciavicoli che torna per vendicarsi dello smacco della sera precedente.
Martin è un duro e non si fa spaventare, anche questa volta con il solo uso della favella riesce ad uscire da una situazione spinosa, forse suscitando pena nello spietato gangster di colore.

Avendo esaurito le cose sensate da fare, Martin ha intenzione di entrare nell’appartamento di Ben e Julie; qui finalmente possiamo vedere (anche se di spalle) il grande Mark Tuit nel ruolo dell’omino della pizza che provvidenzialmente apre il portone del palazzo al nostro eroe. Con la tecnica della scheda telefonica apre la porta dell’appartamento solo per scoprire che è ancora occupato dai due sposini. Giustificano la loro presenza dicendo che sono stati seguiti e che l’appartamento era il posto più sicuro, ormai qualcosa è cambiato, Ben e Julie vogliono imparare l’arte di ammazzare vampiri, forse attratti da un mondo trasgressivo fatto di pasticche multicolori e decapitazioni a go go.

Con Julie che fa da esca catturano una vampira viva, la portano a casa e la legano alla sedia in quanto Martin ha intenzione di farne una nave scuola per i due nuovi abili arruolati. Gli insegna a distinguerli dagli esseri umani usando l’olfatto, poi li lascia con un cocktail dei suoi e con una lama per sistemare il prigioniero: un rito di passaggio. Istruita la coppietta sul da farsi non perde tempo e si lancia al solito baretto. Subito il barista e l’Uomo Flanella gli offrono un giro per sapere di più su quella frattaglia che la sera prima gli aveva lasciato, Martin non si sbottona e rimane su un vago “è la cosa esistente che più assomiglia a Medusa”, ma il barista replica che secondo lui l’ha “preso da un pesce mutante”. Solo l’Uomo Flanella rimane taciturno , visto che sta al bancone dalle sei della mattina. Martin li lascia che sono ancora divorati dal dubbio e dalla curiosità per tornare all’appartamento.

Va da se che le cose sono andate storte: la Nave Scuola giace a terra con la testa recisa, ma Julie è stata morsa. Martin spiega che una volta morse le vittime vengono danneggiate da un enzima che viene loro iniettato fino a farli diventare dei vegetali e che l’unica cura per il mal di testa, in questo caso, è la decapitazione. Ben si rifiuta di uccidere la moglie ma Martin se ne va di nuovo al bar consigliandogli di prendere la droga e di spiccare la testa a Julie. I consigli dell’esperto.

Stavolta non c’è tempo per discutere di Platone e di Socrate perché due sosia dei Beatles sono al bancone e chiedono di Martin, che prima gli offre uno scotch che sdegnosamente rifiutano, quindi gli offre il famoso sacchetto con l’organo vampiro. I due alla vista del verme sottovuoto escono dal bar con un’espressione minacciosa, infatti nella scena successiva, mentre Martin è impegnato a cercare non-si-sa-bene-cosa sotto un cassonetto nel vicolo viene avvicinato dai succhiasangue.

Di sotto al cassonetto Martin fa partire un fendente che taglia di netto i piedi ad entrambi all’altezza del malleolo, i vampiri cercano di darsela a gambe strisciando sulla pancia, ma il cacciatore li raggiunge, li getta nell’immondizia, li decapita e imbastisce un monologo amletiano stereofonico tenedo una testa in ogni mano.

Martin torna all’appartamento (fortunatamente il film è quasi finito perché non ce la faccio più a vedere questo tizio che fa avanti e indietro tra casa e bar), dalla faccia che ha Ben è facile capire che è diventato vedovo. Sul letto giace il corpo di Julie, con testa a parte. A Martin scappa una lacrimuccia, poi torna da Ben che siede catatonico su una poltrona.

Il caso vuole che anche Martin sia passato per la stessa esperienza e gli racconta che tutto sommato l’aver dovuto uccidere la sua ragazza l’ha portato ad essere il professionista che è oggi. Grazie alla Coalizione Delle Chiese Riunite che finanzia la guerra occulta al male Martin ha potuto vendicarsi sui carnefici della sua morosa. Spiega che questa guerra vede schierati dalla parte del bene solo dodici cacciatori come lui e mentre cucchiaio alla mano prepara un’altra pera di eroina gli da gli ultimi consigli necessari al suo nuovo status di dipendente full-time della C.D.C.R.: “prendi sempre la tua droga”, “l’eroina ti serve”, “fatti un tatuaggio sulla vena e bucati là” concludendo con “qualche domanda?”

“Lavoreremo insieme?”, chiede Ben.

“No, se sei deciso a continuare io posso abbandonare il lavoro. Da oggi ho chiuso.”, risponde, mentre riempie la siringa.

“E dove andrai?”

“In un posto caldo…” dice Martin piantandosi l’ago in un occhio morendo sul colpo.

Ben non perde tempo. Estratta la siringa dalla faccia del nostro morto eroe si prepara una dose, e se la inietta. Da subito sembra fruire di percezioni particolari, vede dei vampiri che si aggirano nel palazzo, ma resta calmo sulla poltrona anche quando tre succhiasangue spalancano la porta dell’appartamento.

La telecamera si sposta nel corridoio dal quale sentiamo solo un’urlo bestiale: la conclusione perfetta per sott’intendere un seguito?

Speriamo di no.

L’unica cosa che rimane della visione di Subhuman è una macabra voglia di darsi all’eroina.

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