Dumpster Dive

4 Maggio 2008

A Scene At The Sea – Il Silenzio Sul Mare

ascine

Takeshi Affonda!

Un tizio trova nell’immondizia una tavola da surf, Takeshi Kitano lo nota e decide di girare un film.

Successivamente Takeshi Kitano trova nell’immondizia un aborto e decide che sarà il protagonista femminile del suddetto.

Un’ora e quaranta minuti di silenzio, depressione, oceano, surf e pessimo abbigliamento.

La vita è una merda. Ammettiamolo.

Ci alziamo presto la mattina per fare un lavoro che non vorremmo fare, frequentando gente che non vorremmo frequentare in posti in cui non vorremmo essere e così via fino a casi ancora più drammatici. E’ dunque chiaro che tutti hanno bisogno di evadere: i satanisti bruciano chiese, i ferrovieri si riempiono di birrette al dopolavoro, gli infermieri tornano a casa e dormono per 15 ore e i parlamentari si chiudono in una stanza insonorizzata e ridono fino a farsi esplodere i polmoni. Ora non dovrebbe stupirci un netturbino giapponese che fa surf nel tempo libero, e infatti niente da dire, ma se Kitano decide di strapparmi 1 ora e 40 di vita vorrei solo conoscere il motivo. Il film, stando a Wikipedia, ha vinto una carrettata di premi, quindi voglio che sia chiaro che quanto segue è solo frutto della mia anima arida e materialista che si lamenta dell’assenza di automobili che esplodono in questa pellicola.

La vita di Shigeru, operatore ecologico sordomuto, si trascina scandita dai grigi tempi della monotonia: Sali sul camion, scendi dal camion, carica l’immondizia sul camion, risali sul camion, riscendi dal camion, carica l’immondizia sul camion (ad libitum). Tutto questo finche un giorno (che si rivelerà sfortunato per lui almeno quanto per noi), scendendo dal camion e appropinquandosi a caricare l’immondizia sul camion, nota nel bidone –attenzione- una tavola da surf spezzata. Innamoratosi subito di quell’oggetto (che Kitano vuole spacciarci come chiave per la libertà da un’esistenza squallida e monotona) se lo porta a casa e lo ripara utilizzando nastro isolante, polistirolo e bacchette di legno come un nipponico McGyver.

Nel frattempo, sotto casa di Shigeru fa la sua comparsa una figura che riempirà i nostri sonni di incubi Lovecraftiani: Takako. Takako è la fidanzatina del nostro eroe, la sua età è inintelligibile come pure la scelta adoperata da Kitano per questa attrice che riempie il nostro schermo con i suoi sguardi da nutria ferita e con le sue piramidali orecchie a sventola, così grandi da far arrossire Andreotti. Comunque, apparentemente abituato al suo aspetto, Shigeru la raggiunge e con la sua bella tavola sotto braccio a mo’ di baguette si dirige verso la spiaggia per mettere alla prova le sue abilità di neo-surfista.

Sulla spiaggia, nera come l’asfalto e infestata dai sassi, sotto ad un cielo di piombo e di fronte ad un mare che farebbe smerdare i boxer anche a Jacques Cousteau, si trova un nutrito gruppo di surfisti esperti, evidentemente ansiosi di beccarsi una polmonite folgorante che ridono dei goffi tentativi di Shigeru di cavalcare le onde. Dopo qualche umiliante minuto, durante una sequenza al cardiopalma, la tavola si rompe, probabilmente nel tentativo di far desistere regista e interpreti dal proseguire lo scempio che si sta consumando di fronte all’occhio meccanico della telecamera.

Sono già trascorsi 18 dolorosissimi minuti e sarebbe cosa lieta a tutti se i seguenti 80 fossero occupati dai titoli di coda seguiti da un porno necrofilo, ma evidentemente Takeshi ha qualcosa da dire. Ci sarà un motivo per il quale ha deciso di optare per un lungometraggio, ci sarà della sostanza -mi dico-.

Shigeru a questo punto sa che il surf sarà la sua vita e come un tossico deve assolutamente procurarsi un’altra tavola. Accompagnato dalla “cosa che non dovrebbe essere” visita un negozio specializzato solo per rendersi conto che i prezzi sono proibitivi e dopo un tentativo di accattonaggio messo in atto da Takako scopre la scarsa inclinazione dei negozianti agli sconti.
Notano tra la paccottiglia di un rigattiere una vecchia tavola da surf, ma viene scartata a priori in quanto troppo poco fica per una superstar degli oceani.

Ritirato il suo principesco stipendio, Shigeru decide per il grande salto, spende 120.000 Yen (odierni 764.96 Euri) per una tavola nuova fiammante solo per scoprire dopo due minuti (ah!Destino marrano!) che in un altro negozio la stessa ne costava 98.000. Ormai quel che è fatto è fatto e la coppia prende un pullman per tornare a casa, ma il destino ancora una volta gli è avverso e si consuma un altro piccolo grande dramma: il conducente, come se si trattasse di un rotweiller rabbioso, non ammette la tavola da surf sul suo autobus. Shigeru torna a casa (correndo) per un numero imprecisato di chilometri.

Il giorno seguente di corsa in spiaggia a provare la nuova tavola, chiaramente non prima di essere, come di consueto, dileggiato dai soliti ragazzini rompipalle che giocano a pallone sotto casa. Giunti infine sulla battigia, la coppia assiste al picco di comicità dell’intera pellicola: un surfista correndo capitombola sul bagnasciuga e la moglie lo chiama “stupido”. Fantastico. Grazie di esistere, Takeshi! Altro evento importantissimo della giornata: la moglie (probabilmente ninfomane) del surfista stupido offre a Shigeru un succo di frutta sotto l’occhio sospettoso della “babbuina”.

Sono ormai trascorsi 40 minuti dall’inizio di questa flagellazione cinematografica quando praticamente tutti gli attori (!?) del film si ritrovano sulla spiaggia, compreso il titolare del negozio di tavole, il quale chiacchierando con il solito gruppo di supersurfisti si informa sui progressi di Shigeru. Gli viene riferito che il ragazzo fa grandi progressi e che ha forza di volontà da vendere, dopodichè, probabilmente in preda il rimorso più cupo per la rapina dei 120.000 Yen gli si fa vicino e dopo avergli fatto qualche moina del caso gli regala una muta (probabilmente sottratta al cadavere di un pescatore) e lo invita ad una gara.

Nella scena successiva Shigeru e “Mariangela” si stanno recando alla gara e riescono a scroccare un passaggio ad un autotrasportatore; la scena in questione è accompagnata da una colonna sonora che istiga al suicidio. La sequenza di azione che segue questo momento di depressione (forse una finezza stilistica appositamente studiata) è così brutale da far impallidire film come diehard: il camionista viene fermato dalla polizia perchè il suo furgone è omologato per soli 2 passeggeri. Inizialmente cerca di convincere gli agenti che la “ragazza” è in realtà un animatrone per un film dell’orrore, ma i poliziotti non si fanno fregare. Alla richiesta di patente e libretto il camionista fa resistenza e viene pestato.

Si prosegue a piedi.

Una volta arrivati alla spiaggia in cui avrà luogo la gara Shigeru si prepara e attende il suo turno per esibirsi. Indovinate? Il poverino, in quanto sordomuto, non sente la chiamata e viene squalificato.

Amara metafora della vita.

Nonostante tutto il nostro eroe non si lascia abbattere e il giorno successivo torna al solito posto a fare surf. Arriva giusto in tempo per assistere ad un’altra esilarante caduta del surfista stupido, e la moglie si avvicina di nuovo a Shigeru, stavolta chiedendogli di sbucciargli un’arancia. Apparentemente, sbucciare e dividersi un’arancia, in giappone è considerato un gesto permeato da palesi allusioni sessuali, infatti Takako, che arriva in quel momento, li vede tutti presi a mangiare il pregiato agrume nipponico, fugge in lacrime lasciandoli alle loro porcate.

Ora entriamo nella fase acuta dell’ossessione di Shigeru per il surf e dopo il crollo del suo rapporto di coppia inizia anche l’assenteismo dal lavoro. Purtroppo, non essendo un dipendente pubblico, la sua assenza viene notata dal capo che ordina al suo sempai di fargli una ramanzina.
Shigeru si rende conto di stare affondando e cerca di riprendere in mano le redini della sua vita e si reca a casa della “befana” per cercare di raccogliere i cocci del loro rapporto. Shigeru suona il campanello, ma il lampeggiante che sta all’audioleso come il campanello sta al normoaudiodotato non sembra sortire alcun effetto. Si piazza quindi di fronte ad una finestra e toltosi una scarpa comincia a lanciarla in aria per attirare l’attenzione del “colore venuto dallo spazio”, anche qui senza giungere a nulla. Decide a questo punto per la linea dura: raccolta una manciata di sassi comincia a lanciarli sulla finestra, evidentemente dimentico della sordità della donna. Scopriamo che lo scopo ultimo di Shigeru era la frantumazione del vetro, cosa che gli riesce perfettamente in quanto vediamo “la strega di blair” uscire a passo di carica da casa, apparentemente per lapidarlo di sputi, invece -con un gesto il cui senso è probabilmente inafferrabile per un occidentale- “la cosa” restituisce a Shigeru il sasso incriminato e ciò sembra placare definitivamente i dissapori nati tra la coppia.

Siamo sopravvissuti fino a 1:06:47 quando l’intero film è letteralmente scosso da un evento di ilarità talmente grande da far sembrare la scena del surfista stupido pallosa come uno spettacolo dei fichi d’india: mentre la giovane coppia è seduta su un molo un uomo in bicicletta cade in acqua dal pontile di fronte. La magnitudine dell’ilarità è tale che sui volti normalmente tristi dei protagonisti è possibile vedere, attraverso uno squarcio a forma i parabola discendente, delle incrostazioni di calcio che ad un esame più accurato si riveleranno denti.

Non conoscono il tragico retroscena: il povero ciclista, anche se a distanza di alcune decine di metri, scorge il volto della “gorgone” e viene colto da un grave malore, perdendo il controllo della sua bicicletta. I soccorritori non possono altro che strapparlo all’oceano e constatarne la morte.

Di nuovo in spiaggia. Mentre la solita ninfomane si sta facendo “sbucciare l’arancia” dallo sfigato di passaggio sotto il naso del maritino, Shigeru (ormai integrato nel gruppo di super-surfisti) siede accanto alla sua “bella” che sfoggia un’audace abbigliamento in stile “sbirulino”, quando arriva il suo collega che, infuriato per la sua assenza lo ammonisce, lo picchia e infine lo trascina al lavoro scalzo e con la muta da surf. Non passa neanche un giorno che il suo collega è costretto ad intercedere con il capo per procurare a Shigeru un giorno di permesso per partecipare ad un’altra gara di surf.

Stavolta riesce a partecipare alla gara perchè il suo amico del negozio lo avverte per tempo e va così bene che viene ammesso alle finali. Probabilmente a causa dell’influsso maligno generato dallo sguardo da beccamorto di Takako non emerge in maniera particolare dalla massa, ma si aggiudica una bella “coppa badoglio” per essere arrivato in finale. Grande festa e fotografie, purtroppo la coppa non è sufficientemente grande da eclissare il volto della “medusa”.

Il giorno dopo, gasato dal suo sfavillante successo, Shigeru, senza neanche aspettare Takako si fionda in spiaggia. Quando “la creatura della laguna nera” arriva non trova nessuno, poi le onde riportano sulla battigia la tavola (vuota) del nostro sfortunato eroe. Senza neanche farsi passare in quella orrida testa deforme la vaga idea di chiamare soccorsi, “essa” raccoglie la tavola da surf e si dirige a passo doppio (scroccando di nuovo un passaggio al solito autotrasportatore) verso la spiaggia dove erano state svolte le gare. Una volta assicurata con dello scotch alla tavola una foto in cui la coppia si abbraccia teneramente, getta l’oggetto del desiderio del povero Shigeru in grembo all’oceano (che a rigor di logica dovrebbe riportarlo a riva in meno di un minuto).

A questo punto siamo testimoni di una serie di flashback in cui vediamo la coppia in varie scenette da flashback, solo con un elemento che stona: appaiono spensierati ed allegri.

Mentre ci chiediamo da quale film siano stati presi questi spezzoni in cui la coppia non è triste come la lapide di un ragioniere l’orologio segna 1:37:44 e i titoli di coda oscurano per sempre questa pellicola.

Perché, Takeshi?

PERCHE’!?!?!?!

4 Commenti »

  1. A me è piaciuto!!

    Commento di bruzz-lee — 16 Maggio 2008 @ 11:20

  2. Ah si?! Allora ti prego, spiegami esattamente cosa c’è da apprezzare in questo film. Possibilmente evitando espressioni come: “la sottile poesia” oppure “paracetamolo” (al quale sono allergico).
    Grazie.

    Commento di Gweedo — 23 Maggio 2008 @ 11:38

  3. mi piace perchè la sottile poesia del paracetamolo non è da sottovalutare

    Commento di bruzz-lee — 27 Maggio 2008 @ 19:37

  4. Haha, l’ironia materialistica è superata solo dalla tua nerdaggine :P
    Mai provato ad uscire e guardare il mare?

    Commento di Anima — 9 Dicembre 2008 @ 23:54


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